Il fascino medievale fiorentino e le sue abitazioni

Il quartiere di Santa Croce nacque nel 1343 ad opera dell’ordine religioso francescano. Originariamente l’area era una zona acquitrinosa soggetta alle inondazioni del fiume Arno e che è stata colpita anche dall’alluvione del 4 novembre del 1966. 

Basilica di Santa Croce

Piazza di Santa Croce è stata per secoli il luogo principale di riunione della cittadinanza. Feste e manifestazioni sportive ebbero luogo in questa piazza rettangolare fin dal Trecento. In questa zona, nel periodo romano, fu collocato anche l’anfiteatro dove, ancora oggi, sono visibili le tracce delle costruzioni soprastanti fatte nel Medioevo, a testimonianza dell’antichità dell’edificio. Le vie in questione sono: via Torta, via dei Bentaccordi e piazza dei Peruzzi. In questa zona ha vissuto Michelangelo, precisamente nella casa ad angolo fra via Bentaccordi e via dell’Anguillara. Il quartiere di Santa Croce è il risultato del più antico plurisecolare processo di stratificazione urbanistica ed architettonica. 

Particolare della Basilica di Santa Croce

Le vie principali sono caratterizzate da maestosi palazzi medievali, molto spesso ristrutturati nel periodo del Rinascimento e anche più tardi. Tra queste strade sono degne di interesse artistico Borgo degli Albizi, via Ghibellina, Borgo Santa Croce e via de’ Benci, quest’ultima caratterizzata da un importante esemplare di arcate in pietra che si susseguono in serie continua e site all’incrocio fra borgo Santa Croce e la Torre degli Alberti. 

Il quartiere di Santa Croce è stato nell’antichità, quello più povero densamente popolato e come tale fu celebrato da Vasco Pratolini nell’opera “Il Quartiere” (“Eravamo creature comuni. Ci bastava un gesto per sollevarci collera o amore”). Ai tempi di Pratolini, ovvero negli anni Venti e Trenta del del secolo scorso, il turismo, sebbene presente, non era senza dubbio di massa e i cittadini potevano godersi gli spazi urbani, considerati dei veri e propri salotti. Le persone che abitavano il quartiere popolare di Santa Croce erano definite da Pratolini “popolo minuto”, cioè quella parte della popolazione non nobile, di piccola borghesia che si dedicavano all’artigianato, al lavoro salariato, sotto l’influenza di un governo oligarchico fatto dagli esponenti del popolo grasso (nobiltà e alta borghesia). 

Loggia del Pesce in piazza dei Ciompi

Santa Croce fu importante zona di produzione industriale della lana, come testimoniano tutt’oggi alcuni toponimi legati a nomi delle strade come corso dei Tintori e via dei Vagellai. Negli scantinati dei palazzi appartenenti ai ricchi mercanti di tessuti erano ubicate vasche per la tintura della lana (ad esempio nel palazzo Corsi, oggi sede della fondazione Horne). Sull’Arno sorgeva l’enorme tiratoio dei Castellani, demolito nell’800 per costruire il palazzo della Borsa Merci. 

Via dei Neri

Nel quartiere Santa Croce, fin dal Medioevo, erano concentrate le sedi e i luoghi dell’amministrazione della giustizia (prima nel palazzo del Bargello, poi dal Cinquecento nel palazzo dei Giudici e, dall’Ottocento, nel magnifico barocco di San Firenze); inoltre, vi si trovavano le carceri, precisamente nell’isolato delle Stinche, sostituito dall’Ottocento in poi dal teatro Pagliano, oggi teatro Verdi. Infine, via dei Neri, il cui nome deriva dalla compagnia che nel Medioevo assisteva i condannati a morte nel loro ultimo cammino, attraverso via dei Malcontenti, fino al luogo dell’esecuzione, fuori della porta della Giustizia. 

Via dei Neri

Il corso Tintori, dove si trova il nostro immobile in vendita, esiste fin dall’XI secolo ed era situato appena fuori dalla Porta ai Buoi, entro la prima cerchia del periodo comunale risalente al 1172. Il nome della porta derivava dall’antico mercato del bestiame. Alla fine del XIII secolo tutta questa zona fu inglobata dalle mura arnolfiane. In questa zona si concentravano gli opifici dei tintori, cioè i coloro che tingevano la lana e la seta, esportandola poi all’estero a caro prezzo. Il colore dei tessuti era fissato con l’urina, in assenza dell’ammoniaca che a quel tempo non esisteva, rendendo le tintorie sgradevoli e maleodoranti. Questo processo richiedeva inoltre molta acqua per attivare la lavorazione e il risciacquo. 

In questa strada fu abitata, fin dal 1523 anche dal Rosso Fiorentino, pittore del Rinascimento citato da Giorgio Vasari nel suo libro “Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti”. 

I tintori avevano nell’attuale via delle Casine un complesso di edifici che ospitavano l’omonima università, lo Spedale di Sant’Onofrio e gli orti dedicati alla coltivazione. 

Inizialmente la strada si chiamava Borgo dei Tintori ed era un agglomerato di case tipiche dei borghi esterni alle mura cittadine. Successivamente trasformò il nome in “corso” per rievocare la festa di Sant’Onofrio anacoreta ove ogni anno, il 12 giungo, gareggiavano cavalli, asini e multi utilizzati quotidianamente dai tintori per trasportare le balle dei tessuti. 

In corso Tintori ebbe la prima residenza fiorentina anche il giovane Gabriele d’Annunzio.